Il bonus mobili 2026 è la detrazione IRPEF del 50% sulle spese per mobili nuovi e grandi elettrodomestici acquistati insieme a un intervento di recupero edilizio, con tetto di 5.000 euro per unità immobiliare e recupero in 10 quote annuali da 250 euro. La proroga al 31 dicembre 2026 è confermata dalla legge di bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025 n. 207); la disciplina di base resta quella dell’art. 16-bis del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917. Per chi è pensionato e ha già un intervento edilizio avviato dal 2025, è una delle detrazioni più accessibili dell’anno.
Il riferimento operativo per requisiti, metodi di pagamento e calcolo resta la scheda dell’Agenzia delle Entrate sul bonus mobili ed elettrodomestici. Conviene leggerla prima di firmare la prima ricevuta.
Cos’è e quanto vale
Il bonus mobili 2026 è, in concreto, una detrazione IRPEF del 50% sulle spese per l’acquisto di mobili nuovi e grandi elettrodomestici, collegata a lavori di ristrutturazione edilizia in corso o già avviati. Ovvero: su 5.000 euro di acquisti, lo Stato restituisce 2.500 euro di IRPEF, spalmati in 10 rate da 250 euro l’anno nella dichiarazione dei redditi.
Non è una somma enorme, ma è concreta. Per sostituire una lavatrice rotta o rinnovare alcuni mobili durante lavori già programmati, quella somma non richiede nessun adempimento aggiuntivo rispetto all’acquisto ordinario — solo pagamenti tracciabili e documentazione conservata.
Un dettaglio che crea confusione: il limite di 5.000 euro non si rinnova automaticamente ogni anno. Vale per quell’immobile e per quell’intervento di ristrutturazione. Acquisti successivi sullo stesso immobile, collegati allo stesso intervento, concorrono allo stesso tetto. Chi ristruttura due immobili distinti ha invece un tetto separato per ciascuno.
Quali lavori edilizi aprono il diritto al bonus?
Questo è il punto che spesso crea confusione. Il bonus non esiste senza un lavoro edilizio di base: i mobili o gli elettrodomestici devono essere acquistati insieme a una ristrutturazione già avviata sullo stesso immobile.
I lavori validi includono:
- manutenzione straordinaria (rifacimento di impianti elettrici o idraulici, sostituzione di infissi);
- restauro e risanamento conservativo;
- ristrutturazione edilizia;
- ricostruzione o ripristino dell’immobile dopo calamità naturali con dichiarazione dello stato di emergenza.
La manutenzione ordinaria — tinteggiatura, sostituzione di sanitari analoghi, piccoli aggiustamenti — non vale come intervento di base per il bonus mobili.
La questione delle date è altrettanto carica di equivoci. I lavori devono essere iniziati dal 1 gennaio 2025 (l’anno precedente all’acquisto dei beni nel 2026). Non è necessario che i lavori siano ancora in corso al momento dell’acquisto, ma devono essere precedenti o contestuali. Non si può acquistare prima il divano e poi avviare i lavori per “giustificare” il bonus a posteriori. L’Agenzia delle Entrate verifica la cronologia confrontando le date di pagamento e le date di inizio lavori dichiarate nella CILA, nella SCIA o nella comunicazione al Comune.
Chi gestisce anche le detrazioni per le spese del 730 — spese mediche, badanti, familiari a carico — può trovare utile la guida pratica al 730 per pensionati 2026 con rimborsi INPS di agosto che affronta tutte le detrazioni in un unico quadro.
Quali elettrodomestici rientrano nel 2026?
Non tutti gli elettrodomestici sono ammessi. Per il 2026, le classi energetiche minime stabilite dalla normativa tecnica sono:
- Forni: classe A o superiore.
- Lavatrici, lavastoviglie e lavasciuga: classe E o superiore.
- Frigoriferi e congelatori: classe F o superiore.
Sono soglie minime, non requisiti di fascia alta: la scelta di prodotti compatibili sul mercato è ampia. Vale la pena verificare l’etichetta energetica prima dell’acquisto, sia in negozio sia online — il venditore è tenuto a mostrarla in modo visibile.
Sono inoltre ammessi piani cottura, microonde, fornelli e aspiratori nelle classi minime previste dalle norme tecniche. Alcune categorie (per esempio certi apparecchi per la cottura) non hanno obbligo di classe perché la classificazione energetica non è ancora applicabile al prodotto: in quel caso l’acquisto rientra comunque nel bonus.
Per i mobili non esistono requisiti di classe energetica, ma devono essere nuovi — non di seconda mano — e destinati all’arredamento dell’immobile oggetto dei lavori: letti, armadi, cassettiere, librerie, tavoli, sedie, comodini, divani, materassi, scaffalature. Sono esclusi porte, pavimentazioni, tende e altri elementi che fanno parte della struttura della casa stessa.
Come si paga per non perdere la detrazione?
Il metodo di pagamento è vincolante. Contanti e assegni non sono ammessi. Per ottenere il bonus è necessario pagare con:
- bonifico bancario o postale — anche ordinario. Non è richiesto il bonifico parlante (quello con causale strutturata usato per i lavori edilizi veri e propri): per i mobili e gli elettrodomestici basta un bonifico standard, purchè intestato al contribuente che chiedera’ la detrazione;
- carta di credito o carta di debito intestata al contribuente;
- finanziamenti specifici che lasciano traccia bancaria a nome del contribuente.
Conservare le ricevute di pagamento e le fatture è obbligatorio: serviranno in sede di dichiarazione dei redditi per attestare le spese sostenute, e in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate vanno esibite anche dopo l’ultima quota annua di detrazione. La conservazione raccomandata è di almeno 11 anni dalla data dell’acquisto — 10 anni di detrazione più 1 anno di potenziale accertamento residuo.
La comunicazione ENEA: obbligatoria o no?
Per gli elettrodomestici esiste un adempimento spesso dimenticato: la comunicazione all’ENEA tramite il portale detrazioni50.enea.it. Va inviata entro 90 giorni dall’acquisto.
La buona notizia è che omettere la comunicazione ENEA non fa perdere il bonus. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito più volte che si tratta di un adempimento a fini statistici ed energetici, non di un requisito formalmente bloccante per la detrazione fiscale. Farlo è comunque una buona pratica: la procedura è gratuita e tutela il contribuente in caso di verifica.
Per i mobili non è prevista alcuna comunicazione ENEA.
Come si recupera la detrazione nella dichiarazione dei redditi?
Il bonus mobili non si incassa subito: si recupera gradualmente nel 730 o nel Modello Redditi annuale. La detrazione del 50% viene spalmata in 10 quote annuali di pari importo. Con 5.000 euro di spesa si ottengono 250 euro in meno di IRPEF ogni anno per 10 anni.
Per chi è in pensione, questo meccanismo funziona purchè si abbia IRPEF da cui detrarre. Se l’IRPEF è molto bassa o nulla — come nelle pensioni minime senza altri redditi — la quota annua non recuperata non viene rimborsata. Il bonus mobili è una detrazione, non un credito d’imposta. Un CAF o un patronato può fare una stima gratuita prima di firmare il primo acquisto: è il modo più sicuro per sapere se il bonus è conveniente per la propria situazione.
Una strategia legittima per i nuclei con un coniuge fiscalmente più capiente: intestare l’acquisto e il pagamento alla persona con IRPEF più alta. Quella persona beneficierà interamente delle quote annuali. Va però deciso a monte: una volta emessa la ricevuta, l’intestatario della detrazione resta quello e non si può cambiare.
Perchè vale la pena pensarci adesso
Per i pensionati che hanno già in programma o in corso lavori di manutenzione straordinaria — rifacimento del bagno, sostituzione di impianti, aggiornamento dell’impianto elettrico — il bonus mobili 2026 è un’occasione concreta. Qualsiasi acquisto di elettrodomestici o arredi nuovi abbinato a quei lavori può rientrare nella detrazione, senza procedure aggiuntive e senza costi oltre all’acquisto normale.
Cosa sappiamo con certezza per il 2026
- Il bonus mobili è prorogato al 31 dicembre 2026 dalla legge di bilancio 2026 (Legge n. 207/2025, art. 5).
- Il tetto di spesa agevolabile resta a 5.000 euro per unità immobiliare (stesso importo del 2025).
- Il bonifico ordinario è sufficiente: non serve il bonifico parlante usato per i lavori edilizi.
- La comunicazione ENEA per gli elettrodomestici va inviata entro 90 giorni dall’acquisto ma la sua omissione non blocca la detrazione.
- I lavori edilizi di base devono essere stati avviati dal 1 gennaio 2025 in poi.
Il consiglio pratico in tre passi:
- Verifica che i lavori siano regolarmente documentati (CILA o SCIA depositata in Comune se richiesta, o contratto con l’impresa).
- Conserva tutta la documentazione di spesa dal primo acquisto.
- Usa sempre pagamenti tracciabili intestati al contribuente che dichiarera’ la detrazione.
Il resto è ordinaria amministrazione fiscale.