Quando si è in malattia, il certificato medico non chiude la questione. Dal momento in cui il medico trasmette il certificato all’INPS, il lavoratore deve rispettare le fasce di reperibilità e indicare un domicilio corretto per le eventuali visite di controllo domiciliare. I dati dell’Osservatorio INPS sul Polo unico di tutela della malattia mostrano 399mila visite nel secondo semestre 2025, il 3,7% in più rispetto al semestre precedente: i controlli sono aumentati e un domicilio sbagliato o incompleto può costare caro.
Quali sono gli orari delle visite fiscali INPS nel 2026?
Le fasce di reperibilità sono uniformi per lavoratori pubblici e privati: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, tutti i giorni compresi domeniche e festivi.
Il riferimento normativo è il Messaggio INPS n. 4640 del 22 dicembre 2023, che ha allineato le fasce per i dipendenti pubblici inseriti nel Polo unico a quelle già previste per i lavoratori privati. Non esistono quindi “nuovi orari 2026”: la regola è già consolidata da fine 2023. Nel 2026 però i controlli sono più frequenti, il che rende il rispetto di queste finestre più rilevante.
Durante le fasce di reperibilità il lavoratore deve essere all’indirizzo indicato nel certificato di malattia. Non basta essere “a casa” in senso generico: conta l’indirizzo comunicato, nella sua forma completa.
Perché il domicilio indicato nel certificato è così importante?
Il domicilio per la visita fiscale può coincidere con la residenza anagrafica, ma non è obbligatorio. Un lavoratore può ammalarsi mentre si trova temporaneamente da un familiare, in un’altra città o in un luogo diverso da quello abituale. In quel caso l’indirizzo nel certificato deve riflettere il posto in cui sarà effettivamente reperibile durante la malattia.
Il rischio concreto è questo: se il medico fiscale si presenta all’indirizzo indicato e non trova nessuno, registra un’assenza. L’assenza vale anche se il lavoratore è effettivamente malato ma in un posto diverso da quello comunicato.
Anche dettagli apparentemente banali possono creare problemi: citofono non funzionante, scala o interno non indicati, nome diverso sul campanello. Per questo la regola pratica è verificare subito, al momento della trasmissione del certificato, che l’indirizzo sia completo e corretto in ogni sua parte.
I controlli INPS per malattia sono aumentati nel 2026?
Sì. L’Osservatorio INPS sul Polo unico di tutela della malattia, pubblicato il 24 febbraio 2026, indica che nel secondo semestre 2025 i certificati medici trasmessi hanno superato i 14 milioni e le visite di controllo effettuate sono state circa 399mila, il 3,7% in più rispetto al secondo semestre 2024.
Questo non significa che ogni malattia verrà controllata. Dice però che il sistema è attivo, le verifiche domiciliari non sono un’ipotesi remota e la tendenza è in crescita. Per chi ha assenze ripetute o periodi di malattia delicati, è prudente trattare ogni periodo di prognosi come se il controllo potesse arrivare.
Cosa fare se il domicilio cambia durante la malattia?
Se durante la prognosi il lavoratore deve spostarsi in un luogo diverso da quello indicato nel certificato, la variazione dell’indirizzo di reperibilità va comunicata prima di effettuare lo spostamento.
Per i lavoratori privati con tutela previdenziale INPS, la variazione va comunicata all’Istituto tramite i canali disponibili. Per i dipendenti pubblici, la comunicazione va fatta alla propria amministrazione.
Attenzione a distinguere due situazioni diverse: la variazione del domicilio di reperibilità (trasferimento temporaneo in un altro luogo per tutta la durata della prognosi) è diversa dall’uscita temporanea per visita medica, terapia o necessità documentata. Non usare il canale di cambio domicilio per comunicare uscite temporanee: sono due percorsi separati.
Cosa succede se il medico fiscale non trova il lavoratore?
L’assenza alla visita domiciliare, se non giustificata, può avere conseguenze sia economiche che disciplinari. In base al caso concreto possono esserci decurtazioni dell’indennità INPS, contestazioni formali, o conseguenze disciplinari secondo quanto previsto dal contratto e dalla situazione specifica.
Se l’assenza ha una giustificazione seria — visita medica non rinviabile, terapia, emergenza documentata — va provata con documentazione scritta: ricevuta della visita, documentazione dell’accettazione, orari. La cosa fondamentale è non ignorare la comunicazione che arriva dopo la contestazione: i tempi di risposta contano quanto la documentazione stessa.
La checklist da seguire dal primo giorno di malattia
Appena il medico trasmette il certificato all’INPS, conviene verificare tre cose: numero di protocollo, prognosi e indirizzo di domicilio. Poi segnare le fasce 10-12 e 17-19 per tutti i giorni coperti dalla prognosi.
Per uscite necessarie (visite mediche, terapie), conservare documentazione e orari. Se il domicilio cambia, comunicarlo prima. Se il citofono o il campanello non riportano il nome corretto, aggiungere indicazioni utili dove possibile.
Il certificato medico giustifica l’assenza dal lavoro. Non elimina l’obbligo di reperibilità nei confronti dell’INPS e del datore di lavoro. Sapere dove devi essere, e in quali orari, è il modo più semplice per evitare problemi mentre sei già in una condizione di salute difficile.
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